Giuseppe Pagnano, Facoltà di Architettura di Siracusa, Italy
Architetture rurali di Dufourny in Sicilia (1789-1793)
L'architetto francese Leon Dufourny (Parigi, 1754-1818) fu in Sicilia dal 1789 al 1793, dapprima in veste di viaggiatore che compie il periplo dell'isola per rilevarne i monumenti classici, poi come architetto residente impegnato da prestigiosi incarichi professionali a Palermo (orto botanico, osservatori astronomico al palazzo reale), a Catania (cappella del Crocifisso e Jardin fleuriste al monastero di S. Nicolò l'Arena, cenotafio di Carlo III all chiesa dei Bianchi) e alla Margana (vivaio e colonia). Solo i progetti palermitani furono realizzati. La sua opera sull'architettura antica e moderna della Sicilia non fu mai compiuta; di essa resta una parte dei manoscritti presso la Bibliotheca Nazionale di Parigi.Tra i grandi monumenti classici e medievali rilevat dall'architetto figura anche un piccolo numero di rilevi di architetture minori che lo interessavano più per i temi tipologici che per le soluzioni formali: la casa con terrazze o con portici. Anche i pergolati su colonne che erano presenti in molte case di campagna sono attentamente disegnati. L'architetto attinge ai temi dell"architettura popolare e li rielabora in progetti che sono debitori, nella distribuzione e nella configurazione, dei modelli della trattatistica rinascimentale. Ne derivano soluzioni di gusto protoneoclassico severo e semplice, come la case per la pépiniére della Margana o i pergolati per S. Nicolò L' Arena. La contaminazione tra modelli aulici e modelli popolari costituisce materia di riflessione sulla complessità delle matrici morfologiche del neostile, almeno in questa fase storica di formazione. Su questo punto, Dufourny puo essere confrontato con Mique e con le sue ricerche per coniugare la semplicità dell costruzioni rurali al classicismo nascente del tempo di Luigi XVI. L'influsso di Rousseau suscitava nuovi scenari ai bisogni di una committenza colta e raffinata.
L'atteggiamento di Dufourny verso il vernacolare e simile a quello ch'egli mantiene verso i linguaggi architettonici estranei al classicismo, per i quali dimostra una curiosità inconsueta nel suo tempo. Ma l'attenzione a questi stili lo spinge ad inserirli nella progettazione, considerandoli come una delle variabili della composizione di un opera, in suo disegno di casa in stile arabo-normanno per l'abate Vella, per citare solo l'opera più clamorosa, é un esempio molto precoce di compiuto storicismo in architettura alla fine del Settecento. La prossimità del pastische architettonico con l'impostura della traduzione del "Codice diplomatic arabo-siculo" getta una luce ambigua sull'origine dei revivals nell'architettura siciliana.